
26) Dio pensiero di pensiero.
Il pensiero  definito la pi divina delle cose che fra noi si
manifestano. Perci in sintonia con la sua natura divina, esso 
in grado di arrivare a Dio, il quale  definito come pensiero che
non pensa a nulla di inferiore a se stesso. Si tratta della
celebre definizione aristotelica di Dio come pensiero di
pensiero (nesis noseos).
Metaph., 1074b 15 1075a 10 (vedi manuale pagine 134-136).
1   [1074b] Per quanto concerne l'intelligenza, sorgono alcune
difficolt. Essa pare, infatti, la pi divina delle cose che, come
tali, a noi si manifestano; ma, il comprendere quale sia la sua
condizione per esser tale, presenta alcune difficolt.
2   Infatti, se non pensasse nulla, non potrebbe essere cosa
divina, ma si troverebbe nella stessa condizione di chi dorme. E
se pensa, ma questo suo pensare dipende da qualcosa di superiore a
lei, ci che costituisce la sua sostanza non sar l' atto del
pensare ma la potenza, e non potr essere la sostanza pi
eccellente: dal pensare deriva, infatti, il suo pregio.
3   Inoltre, sia nell'ipotesi che la sua sostanza sia la capacit
di intendere, sia nell'ipotesi che la sua sostanza sia l' atto
dell'intendere, che cosa pensa? O pensa s medesima, oppure
qualcosa di diverso; e, se pensa qualcosa di diverso, o pensa
sempre la medesima cosa, o qualcosa sempre diverso. Ma,  o non 
cosa ben differente il pensare ci che  bello, oppure una cosa
qualsiasi? O non  assurdo che essa pensi certune cose? E'
pertanto evidente che essa pensa ci che  pi divino e pi degno
di onore e che l'oggetto del suo pensare non muta: il mutamento,
infatti,  sempre verso il peggio, e questo mutamento costituisce
pur sempre una forma di movimento.
4   In primo luogo, dunque, se non  pensiero in atto ma in
potenza, logicamente la continuit del pensare, per essa,
costituirebbe una fatica. Inoltre,  evidente che qualcos'altro
sarebbe pi degno di onore che non l'Intelligenza: ossia l'
Intelligibile. Infatti, la capacit di pensare e l'attivit di
pensiero appartengono anche a colui che pensa la cosa pi indegna:
sicch, se questa , invece, cosa da evitare ( meglio, infatti,
non vedere certe cose, che vederle), ci che c' di pi eccellente
non pu essere il pensiero. Se, dunque, l'Intelligenza divina 
ci che c' di pi eccellente, pensa se stessa e il suo pensiero 
pensiero di pensiero.
5   Tuttavia, sembra che la scienza, la sensazione, l'opinione e
il ragionamento abbiano sempre come oggetto qualcosa di altro da
s, e che abbiano s medesimi come oggetto solo di riflesso.
Inoltre, se altro  il pensare e altro ci che viene pensato, da
quale dei due deriva all'Intelligenza la sua eccellenza? Infatti,
l'essenza del pensare e l'essenza del pensato non coincidono.
[1075a] In realt, in alcuni casi, la scienza stessa costituisce
l'oggetto: nelle scienze poetiche, per esempio, l'oggetto  la
sostanza immateriale e l' essenza, e nelle scienze teoretiche
l'oggetto  dato dalla nozione e dal pensiero stesso. Dunque, non
essendo diversi il pensiero e l'oggetto del pensiero, per queste
cose che non hanno materia, coincideranno, e l' Intelligenza
divina sar una cosa sola con l'oggetto del suo pensare.
6   Resta ancora un problema: se ci che  pensato
dall'Intelligenza divina sia composto. In tal caso, infatti,
l'Intelligenza divina muterebbe, passando da una all'altra delle
parti che costituiscono l'insieme del suo oggetto di pensiero. Ed
ecco la risposta al problema. Tutto ci che non ha materia non ha
parti. E cos come l'intelligenza umana - l'intelligenza, almeno,
che non pensa dei composti - si comporta in qualche momento
(infatti, essa non ha il suo bene in questa o quella parte, ma ha
il suo bene supremo in ci che  un tutto indivisibile, il quale 
qualcosa di diverso dalle parti): ebbene, in questo stesso modo si
comporta anche l'Intelligenza divina, pensando s medesima per
tutta l'eternit

 (Aristotele, Metafisica, Rusconi, Milano, 1994 2, pagine 575-
579).

